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IN RIPRESA I PREZZI DELLA PRODUZIONE

Posted on 1 February, 2017 at 9:40 Comments comments (1518)

Energia ma non solo. Dopo quasi quattro anni in discesa costante i prezzi alla produzione a dicembre tornano a crescere, sospinti verso l’alto in particolare dalla ripresa dei listini del greggio. L’indice registrato dall’Istat aumenta dello 0,6% rispetto al mese precedente e dello 0,9% nei confronti di dicembre 2015, riportando in pareggio il saldo del quarto trimestre: l’ultima crescita tendenziale mensile risaliva all’ormai lontano febbraio 2013.

Progressi quasi omogenei tra mercato interno ed estero che mitigano il bilancio dell’intero anno, comunque ancora in rosso per l’1,9%.

La ripresa dei listini dell’energia gioca in effetti un ruolo importante e sul mercato interno offre un contributo positivo alla crescita dei prezzi pari allo 0,5%.

I prezzi, tuttavia, sono visti in ripresa anche altrove e per la manifattura al netto dell’energia il recupero è comunque pari allo 0,8% su base annua, mentre per l’energia la crescita è dell’1,2%.

Il settore in crescita maggiore (inserito in realtà nell’area manifatturiera) è quello della raffinazione, dove il rimbalzo del greggio spinge i prezzi a lievitare su base annua del 15,2%.

Ci sono però crescite anche altrove, nella manifattura in senso stretto, con più comparti coinvolti. Tra questi alimentari, metallurgia, elettronica, apparati elettrici e macchinari/attrezzature.

Trend che a breve potrebbe trasferirsi sui listini al consumo e che in realtà è visibile anche altrove in Europa. In Germania il tasso di inflazione si è attestato a gennaio all’1,9%: si tratta del livello più alto da luglio 2013. L’inflazione dell’eurozona è all’1,8%, oltre le attese del mercato.

FONTE: SOLE24ORE



IL FMI SFERZA L'EUROPA: "PATTO DI STABILITA' POCO CREDIBILE"

Posted on 1 February, 2017 at 9:15 Comments comments (64)

Che valore può avere un set di norme che viene puntualmente disatteso dai due terzi degli individui ai quali quelle regole sono indirizzate, che viene spesso piegato alle esigenze dei più forti e che in definitiva soffre di un problema di credibilità? Molto basso, verrebbe da dire. Ed è esattamente quel che pensa il Fondo monetario internazionale delle regole e politiche fiscali dell'Eurozona, in particolare del Patto di stabilità al quale si dovrebbero adeguare i Paesi membri, che invece sono costantemente fuori dai parametri.

 

Secondo il report di Washington, infatti i Paesi dell'Eurozona violano le regole del Patto di Stabilità in maniera a volte "sistematica". Per esempio, gli obiettivi fiscali di medio termine dal 2002 al 2015 sono stati violati "ogni singolo anno da quasi due terzi dei Paesi membri". Il rispetto delle regole, osserva il Fmi, "è peggiorato in maniera particolare durante la crisi: nel 2009 gli obiettivi di medio termine sono stati violati dal 90% dei Paesi, il tetto di debito dal 50%, il limite del deficit dall'85% e l'aggiustamento fiscale richiesto dal 75%". In parallelo, "la quota di Paesi con un debito superiore al 60% del Pil è salito dal 35% nel 1999 al 75% nel 2015". Numeri che arrivano a poche ore dalla scadenza che la Commissione Ue ha dato all'Italia per comunicare i contenuti della manovra da 3,4 miliardi di correzione dei conti pubblici.

 

Il Fondo suggerisce allora all'Europa di andare avanti con le riforme di bilancio, con attenzione proprio al Patto. Anche se le riforme del Patto di Stabilità finora attuare hanno migliorato l'efficacia del patto di Stabilità, gli "sforzi dovrebbero continuare". Per i paesi che lo rispettano dovrebbe essere creato un sistema in grado di premiare i loro sforzi. Dall'altro lato per chi non lo rispetta dovrebbero invece essere rese "le sanzioni più politicamente accettabili". "E' possibile e auspicabile avere un sistema più forte di incentivi, incluse graduali e proporzionate sanzioni e benefici per chi rispetta" il Patto di Stabilità, mette infatti in evidenza il Fmi. Le sanzioni economiche, infatti, non fanno che "esacerbare le difficoltà finanziarie di governi già sotto stress", menre d'altra parte si dovrebbero "creare benefici tangibili per chi rispetta le regole" come, ad esempio, "una maggior quota di fondi strutturali".

 

Dicendo che il processo decisionale dell'Eurozona manca di trasparenza, il Fondo rincara parlando di un "deficit di legittimità democratica" che ha "radici complesse e molteplici", tra le quali spiccano le "limitate competenze del Parlamento Europeo" che "creano un senso di carenza di democrazia". "Il Parlamento Europeo non ha iniziativa legislativa, non ha supervisione sul Consiglio Europeo e può sfiduciare la Commissione solo in blocco (non per singolo Commissario)", si legge nel documento, "di conseguenza, le istituzioni europee sono spesso percepite dall'opinione pubblica come entità non elette che non devono chiedere conto a nessuno".

 

E l'Italia? In questo panorama poco lusinghiero, è un "tipico esempio di Paese con un alto rapporto tra Pil e debito pubblico: è una nazione che ha poco o niente spazio fiscale". Secondo il Fondo, "la principale sfida per l'Italia è la ricomposizione di 'cuscinetti' di bilancio al fine di perseguire una politica fiscale ben ancorata in una strategia di medio termine".

FONTE: LA REPUBBLICA



MANOVRA, IL PIANO DEL GOVERNO PER LA UE

Posted on 1 February, 2017 at 8:10 Comments comments (4284)

Non sarà una manovra estemporanea, ma si faranno scelte coerenti con la strategia di lungo periodo impostata nel 2014 dal governo Renzi. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per concordare la risposta da inviare entro domani a Bruxelles, che ha chiesto una manovra di correzione dei conti 2017 da 3,4 miliardi di euro. Gentiloni e Padoan, che sono in contatto costante e potrebbero rivedersi anche oggi, sono disposti ad assecondare la Commissione Ue, che minaccia l’apertura di una procedura d’infrazione, difficile da sopportare in una stagione elettorale e pericolosa per la reazione dei mercati, ma concordano sulla necessità di evitare misure che possano pregiudicare la crescita dell’economia.

Si punta su interventi di contrasto all’evasione e all’erosione fiscale, soprattutto dell’Iva, e si escludono tagli pesanti alla spesa ed aumenti delle imposte. A maggior ragione dopo che il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha messo una pietra sopra un possibile, anche se piccolo, aumento dell’Iva, e rilanciato la prospettiva della riduzione delle tasse. «Se dopo le elezioni» cui punta il leader del Pd, «torneremo al governo, dovremo riprendere il ragionamento partendo dall’Irpef» ha scritto ieri Renzi. «L’aumento dell’Iva c’è stato nel settembre del 2013, prima del nostro arrivo. Ricordatevi questa data — ha aggiunto — perché quello deve restare l’ultimo». Di sicuro Gentiloni e Padoan non metteranno un’ipoteca negativa sul piano del segretario, da sempre poco incline ad assecondare le richieste Ue. Bruxelles si attende non solo un impegno politico sulla manovra, ma anche un elenco «il più possibile dettagliato» delle misure «strutturali» con cui metterla in opera. Il governo, per rafforzarne la coerenza con la strategia del passato, la vorrebbe inquadrare nella normale programmazione, quindi nel Def (Documento di economia e finanza) di aprile, per attuarla verso metà anno, comunque dopo le elezioni.

Tra le misure possibili c’è l’estensione dell’inversione contabile dell’Iva (il «reverse charge»;) anche ad altri settori, compresa la grande distribuzione. Bruxelles nel 2015 si era opposta, ma il governo è pronto a tornare alla carica dimostrando i suoi benefici per il recupero dell’evasione Iva, che in Italia è la più alta d’Europa. Si punta ad estendere pure lo «split payment», dove lo Stato versa direttamente a se stesso l’Iva sull’acquisto di beni e servizi dai privati. Tra le ipotesi c’è poi l’estensione della «voluntary disclosure», cioè l’autodenuncia dei redditi nascosti al Fisco con il pagamento delle imposte dovute per tutte le annualità accertabili, ma con sanzioni ridotte. Nel ventaglio di misure che Padoan e Gentiloni valuteranno nelle prossime ore, sia per l’impatto politico che economico, ci sarebbe anche una prima sforbiciata a detrazioni, deduzioni e agevolazioni fiscali meno importanti, così come un possibile ritocco delle accise.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA



SCATTO DEL FATTURATO PER L'INDUSTRIA

Posted on 26 January, 2017 at 9:15 Comments comments (99)

Applicando la buona performance della produzione industriale, anche il fatturato dell’industria cresce a novembre sia su base mensile (+2,4%), che tendenziale, piazzando un +3,9% che rappresenta la seconda miglior performance del 2016 e interrompe la serie negativa in atto da settembre.

Crescita annua più robusta sul mercato interno (+4,8%) ma visibile anche nei mercati internazionali, dove le vendite lievitano del 2,2%.

Una crescita inferiore rispetto a quella della produzione industriale (ragionevole, in una fase di deflazione come quella attuale) e che non basta per riportare il segno più sul bilancio del 2016: tra gennaio e novembre resta ancora un calo dello 0,7%.

La crescita del mese è tuttavia benvenuta, soprattutto perché corale, allargata a tutte le tipologie di beni, dai prodotti di consumo ai beni strumentali: escludendo dal calcolo l’energia (al palo) il bilancio annuo migliora ancora e diventa +4,1%.

Dai mezzi di trasporto la spinta maggiore (+13,6%), ma rialzi significativi nelle vendite ci sono anche per chimica, tessile-abbigliamento, alimentari, farmaceutica. Meno brillante la meccanica, anche se nel mese non un solo settore esaminato dall’Istat presenta il segno meno.

Numeri in apparenza meno brillanti nel mese dal lato degli ordini, in crescita dell’1,5% rispetto al mese precedente ma praticamente fermi su base annua, per effetto di una ripresa decisa oltreconfine (+4,3%) che si confronta con il calo del 2,7% in Italia. Il dato è però fortemente condizionato da un crollo del 54,7% nell’elettronica, per tutti gli altri settori, ad eccezione dei mezzi di trasporto, le performance delle commesse sono positive. Crollo fisiologico per l’elettronica che si confronta con un balzo del 157% del novembre 2015, maxi-ordini di strumenti di misurazione che ai tempi avevano fatto per converso lievitare le medie in modo anomalo (+18,7% gli ordini interni in quel mese)

 

Da segnalare il balzo dell’8,4% per le commesse legate a macchinari e attrezzature, numeri che potrebbero lievitare ancora nel 2017 per effetto del pacchetto di incentivi varato dal Governo per i beni di Industria 4.0.

FONTE: SOLE24ORE



ULTIMI GIORNI PER CHI VUOLE CHIEDERE L'ESONERO DEL CANONE RAI

Posted on 26 January, 2017 at 8:45 Comments comments (70)

Mancano pochi giorni per chiedere l’esenzione dal pagamento del Canone Rai. I termini, anticipati rispetto alle iniziali disposizioni, scadranno il prossimo 31 gennaio. In questo modo non sarà addebitato in bolletta il corrispettivo per il 2017 a chi non ha la Tv. La richiesta vale un anno, poi bisogna ricominciare tutto da capo. Questo significa che la richiesta andrà presentata nuovamente anche da coloro che già avevano chiesto l’esonero per il 2016.

Questo mese ci sono anche altre scadenze: entro il prossimo 31 gennaio deve saldare il conto anche chi non è titolare di un’utenza addebitabile. Il pagamento va effettuato con il modello F24.

Ecco dove trovare i moduli per l’esonero

Per chiedere l’esonero occorre inviare il modello di domanda che si scarica dal sito dell’Agenzia delle entrate (questa è la pagina da cui scaricare i moduli). L’invio va fatto per posta raccomandata oppure per via telematica.

C’è comunque la possibilità di fare richiesta anche dopo la scadenza del 31 gennaio. I ritardatari che saltano la scadenza di fine mese dovranno però pagare la prima parte dell’anno. Potranno inviare la dichiarazione fino al 30 giugno ma gli sarà addebitata la quota dei primi sei mesi. Non pagheranno da luglio a dicembre. Chi invece salta anche il termine di giugno, potrà chiedere l’esonero da luglio ma sarà «graziato» solo sul canone del 2018.

Attenzione alle truffe

Nei mesi scorsi, in rete sono spuntati siti-truffa che consentono di effettuare la richiesta di non pagamento. Approfittano della confusione che c’è ancora sulla materia e rubano dati e soldi.

La Rai mette in guardia da questo tipo di raggiri e fa sapere che «soltanto il sito dell’Agenzia delle entrate consente la trasmissione telematica delle dichiarazioni di non detenzione del canone tv (Dnd) e delle richieste di rimborso. L’invio è gratuito: nessun tipo di pagamento è infatti dovuto dai contribuenti.

Ai cittadini si raccomanda quindi di non inserire informazioni personali e soprattutto di non fornire i dati della propria carta di credito su siti diversi da quello istituzionale dell’Agenzia: il rischio è quello di vedersi addebitato un primo importo e nei giorni successivi somme più consistenti, finché il titolare della carta non procede al blocco».

FONTE: LA STAMPA



COMMERCIO EXTRAUE IL SALDO DEL 2016 SFIORA I 40 MILIARDI

Posted on 26 January, 2017 at 8:20 Comments comments (84)

Il saldo del commercio estero extra-europeo migliora a 39,9 miliardi nel corso del 2016: lo certifica l'Istat in una giornata ancora di agitazione per i 350 precari dell'Istituto che chiedono di esser stabilizzati.

Il risultato maschera in realtà il calo dei flussi commerciali, che è andato attenuandosi verso la fine dell'anno. L'avanzo finale cela la diminuzione delle esportazioni verso i Paesi esterni all'unione europea, più che compensata dal calo delle importazioni: nel complesso del 2016, le prime hanno perso l'1,2% e le seconde il 5,8% rispetto al 2015. secondo l'Istat, al netto dell'energia, l'export consegue un "lieve aumento" (+0,2%) mentre il calo delle importazioni si riduce al -0,7%. Nel 2015 il surplus era stato di 33,2 miliardi e, di nuovo nel 2016, il risultato al netto dell'energia raggiunge i 65,6 miliardi, rispetto a 64,4 miliardi nel 2015.

L'anno scorso i risultati non sono stati omogenei dal punto di vista geografico: Giappone (+9,6%), Cina (+6,4%), Stati Uniti (+2,6%) e paesi Asean (+2,3%) forniscono un impulso positivo alla crescita delle vendite sui mercati esteri. Al contrario, la marcata flessione dell'export verso i paesi Mercosur (-13,3%) e i paesi OPEC (-7,3%) sottrae alla variazione complessiva annua dell'export 1,3 punti percentuali. A dicembre 2016, rispetto al mese precedente, entrambi i flussi commerciali sono in significativa espansione, con un incremento più marcato per le importazioni (+6,5%) che per le esportazioni (+2,5%). L'avanzo commerciale è pari a 5,7 miliardi di euro (era +5,9 miliardi a dicembre 2015).

Quanto alla questione interna all'Istat, la stabilizzazione dei 350 precari è alle strette finali. L'amministrazione ha concordato con gli organi vigilanti una soluzione che prevede l'estensione a tutti gli attuali precari dei requisiti per partecipare al reclutamento e una accresciuta capacità di spesa. A scriverlo è il coordinamento dei precari che presidiano l'istituto dalla prima mattinata per bloccarne le attività: "In queste ore il governo scioglierà la riserva e deciderà se questo provvedimento potrà vedere la luce. Non siamo più disposti - scrivono - a vedere rinviata a future iniziative una soluzione da mesi oggetto di trattativa". L'assemblea dei precari ha attivato fin da ieri iniziative di forte pressione per la presentazione e approvazione della norma nel decreto milleproroghe.

FONTE: LA REPUBBLICA



GELATO ITALIANO BATTE ICE-CREAM

Posted on 23 January, 2017 at 10:50 Comments comments (233)

«Addolcire Donald Trump»: scherzano i maestri gelatai italiani riuniti al Sigep, la più importante fiera del mondo del settore (a RiminiFiera da oggi al 25 gennaio, 55 euro il biglietto d’ingresso) ma nel rapporto sull’andamento del comparto che presenteranno c’è un’importante bandierina issata sul suolo Usa: il gelato italiano sta spodestando il «cugino» ice-cream. I consumi sono aumentati negli ultimi cinque anni del 93% per un totale, in 12 mesi, di 214 milioni di dollari di prodotto venduto (201 mln di euro). Un traguardo importante anche perché il mercato americano è il più grande al mondo.

Qual è la differenza tra gelato e ice-cream? Quest’ultimo è composto anche da conservanti, coloranti e aromi artificiali mentre il gelato ha (o dovrebbe avere) solo ingredienti naturali e un gusto diverso anche grazie alla differenza di temperatura (-20 per l’ice-cream, -12 per il gelato). Altra differenza è la quantità di grasso (fino al 30% nell’ice-cream, solo il 7% nel gelato) e l’overrun, cioè l’aria incorporata nel prodotto (50% nell’ice-cream, il 10% nel gelato).

Sigep celebra quindi quest’anno anche la «conquista dell’America», sperando che Trump non faccia scherzi e non imponga dazi poiché molti degli ingredienti vengono importati dall’Italia.

 

Fa freddo ma a Rimini si imposta la prossima stagione del gelato, segmento di primo piano dell’industria dolciaria, tanto che lunedì sarà presentata la Guida Gambero Rosso delle gelaterie d’Italia, che fa il verso a quella tradizionale dei ristoranti. Poi i personaggi: Ernst Knam (nella foto), che ha vinto quattro anni fa la coppa del mondo della gelateria, Benedetta Parodi, conduttrice di programmi gastronomici che includono gelati proposti in tante maniere, chef Rubio, star del programma tv Unti e bisunti che si dichiara un esegeta del cono. Ancora: Gian Marco Tognazzi, che ha recentemente debuttato nel mondo enogastronomico producendo vino e che proporrà l’abbinamento delle sue bollicine col gelato (stand Mo.Ca), il calciatore e allenatore Gianfranco Zola, che porterà la sua esperienza come titolare di una impresa di gelateria all’estero.

 

Le novità tra gli stand: la Fabbri oltre alla classica amarena per farcire la crema svela la nuova linea salutista Simplé Gold, realizzata usando solo ingredienti e aromi naturali. Cinque le varianti, le più richieste dai consumatori: Vaniglia, Cioccolato, Caramello, Tiramisù e Gianduia. Tra i nuovi gusti: il caffè al ginseng, il ribes nero, il bubblegum al sapore di chewing-gum. Ma un’altra novità firmata Fabbri è la linea di gelati per vegani: pistacchio, cioccolato, limone, fragole di bosco, nocciola.

Un’altra azienda, Nutty, propone una crema al cacao e alla nocciola per variegare il gelato o rivestire l’interno del cono, Cimprital presenta ingredienti in grado di dividere i gelati in quattro categorie: normale, gastronomico, proteico, vegano, mentre Carpigiani (macchine per gelato) ospita 62 gelatieri tedeschi che gareggeranno per partecipare al Gelato World Tour, la manifestazione itinerante che tocca gran parte del mondo e con la quale l’azienda promuove il gelato italiano e le sue macchine. La Germania è un Paese importante poiché delle 50 mila gelaterie artigianali presenti nell’Unione europea, ben 9 mila sono sul suolo tedesco.

Infine il gelato contro il bullismo. L’iniziativa si chiama «Non congelateci il sorriso» e attraverso l’alleanza tra le gelaterie artigianali e la scuola si propone di sensibilizzare i ragazzi tra un cono e l’altro. Sarà tra le campagne sociali più importanti della prossima estate.

FONTE: ITALIAOGGI



BANKITALIA CONFERMATE LE STIME SUL PIL MA LANCIA L'ALLARME

Posted on 23 January, 2017 at 9:35 Comments comments (75)

Banca d'Italia conferma le stime per la crescita dell'economia italiana nel 2016 e nel 2017. Nel bollettino economico, l'istituto rileva come le proiezioni "aggiornate in base agli andamenti più recenti, indicano che in media il Pil dovrebbe essere aumentato dello 0,9% nel 2016, crescerebbe attorno allo 0,9% anche nell'anno in corso e all'1,1 sia nel 2018 sia nel 2019". Numeri identici a quelli diffusi da Bankitalia a dicembre e sostanzialmente allineati a quelli del bollettino di luglio e ottobre che avevano limato le precedenti stime.

 

Tuttavia Banca d'Italia pone qualche dubbio sul futuro, una crisi bancaria e finanziaria e un rialzo dello spread oltre che un rallentamento del processo di riforme avviato in questi anni potrebbe incidere sulle stime di crescita dell'economia italiana della Banca d'Italia. Nel suo bollettino economico l'istituto centrale avvisa come "il quadro economico (pil +0,9% in 2016 e 2017 e +1,1% in 2018 e 2019) presuppone il mantenimento di un livello contenuto dei rendimenti a lungo termine e condizioni del credito, in termini di costo e disponibilità, complessivamente distese". "Ciò - spiega - riflette l'ipotesi che non si verifichino tensioni sui mercati finanziari e bancari nell'area dell'euro e in Italia, né episodi di significativo aumento dei premi per il rischio e della volatilità; rispecchia altresì l'ipotesi, incorporata nelle quotazioni di mercato, che nel nostro paese non si interrompa la realizzazione del processo di riforma avviato negli ultimi anni".

 

Inoltre Banca d'Italia vede rischi per la crescita dal "diffondersi di spinte protezionistiche". Nel bollettino economico l'istituto centrale rileva come "i rischi per la crescita siano ancora orientati prevalentemente al ribasso". "I principali fattori di incertezza provengono, oltre che dalle condizioni finanziarie, dal contesto mondiale. È in particolare elevato il rischio - aggiunge - che l'espansione dell'economia globale possa risentire del manifestarsi e del diffondersi di spinte protezionistiche, oltre che di possibili turbolenze nelle economie emergenti". "Il livello del PIL nel 2019 sarebbe ancora inferiore di circa quattro punti percentuali rispetto al 2007" se fossero confermate le stime della crescita (+0,9% in 2017 e +1,1% nei due anni successivi). E' quanto ricorda la Banca d'Italia nel suo bollettino economico secondo cui "l'attività economica verrebbe ancora sospinta dalla domanda nazionale e, già dal 2017, dal graduale rafforzamento di quella estera".

 

"In autunno la ripresa dell'economia italiana è proseguita, pur se moderatamente" E' quanto afferma la Banca d'Italia nel bollettino economico dove si confermano le stime sul Pil 2016 e 2017 (+0,9% in entrambi gli anni). "Considerando l'andamento della produzione industriale, quello dei consumi elettrici e quello del trasporto merci, tutti in crescita - spiega Bankitalia - e gli indicatori di fiducia delle imprese, che si collocano su valori elevati, nel quarto trimestre del 2016 il Pil potrebbe essere aumentato a un ritmo valutabile attorno allo 0,2 per cento rispetto al periodo precedente".

 

"Nel terzo trimestre del 2016 l'occupazione totale si è stabilizzata, sono aumentati i lavoratori dipendenti, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato". E' quanto si legge nel bollettino di Bankitalia secondo cui le indicazioni congiunturali più aggiornate suggeriscono "un'espansione contenuta" dell'occupazione nei mesi finali dell'anno scorso.

Sempre nello stesso trimestre, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all'11,6% mentre nei mesi di ottobre e di novembre, sulla base di dati preliminari, il tasso di disoccupazione sarebbe leggermente cresciuto rispetto al bimestre precedente (all'11,9%), "seguendo il contestuale aumento del tasso di attività", precisa Bankitalia.

Inoltre, si spiega nel bollettino, nel corso dell'anno si è notevolmente ridotta la dinamica delle retribuzioni del settore privato, risentendo sia dei ritardi nella stipula di molti rinnovi, sia della mancata erogazione di incrementi salariali per il 2016 e il sostanziale congelamento delle retribuzioni contrattuali ha interessato circa la metà dei lavoratori dipendenti

FONTE: LA REPUBBLICA



L'INVASIONE DEL LOW COST CINESE. DOVE I PICCOLI POSSONO REGGERE

Posted on 23 January, 2017 at 8:30 Comments comments (107)

Sono due anni che le importazioni italiane dalla Cina calano a una media del 3-4% l’anno ma nel frattempo, essendo aumentate le aperture di store asiatici nei dintorni delle nostre città la percezione è comunque quella di un’invasione di prodotti low cost «made in Prc». Che fare dunque? Il peggio è passato o per le nostre Pmi permane il rischio di essere spazzate via? Per rispondere conviene dare uno sguardo ai numeri e soprattutto ai settori: è difficile infatti trovare un’unica soluzione. Gli analisti del CeSif, il Centro studi per l’impresa della Fondazione Italia-Cina, dividono importazioni ed esportazioni tra i due Paesi sostanzialmente in tre gruppi: a) quello in cui stiamo ancora vincendo; b) dove abbiamo perso; c) i settori nei quali la partita è ancora aperta. È chiaro comunque che stiamo parlando di prodotti che pure inseriti nella stessa merceologia hanno differente qualità e valore aggiunto — a nostro vantaggio —; inoltre mentre le importazioni cinesi sono prevalentemente rivolte ai consumatori, nel nostro export il peso del business to business è molto elevato.

Quando vince l’Italia

Nel primo girone (dove esportiamo più di quanto importiamo) troviamo gli apparecchi di misurazione/controllo/navigazione fino agli orologi. Seguono gioielleria, bigiotteria e la lavorazione delle pietre preziose. Sempre in questa lista compaiono pelle e pelletteria seguiti dai prodotti chimici (concimi e materiali greggi) e infine dalla pasta per la carta. Sono lavorazioni e prodotti nei quali gli italiani possiedono ancora un know-how tecnologico che i cinesi sognano. Pensiamo all’oreficeria di Arezzo e Vicenza, alla pelletteria di Scandicci: il valore aggiunto riflette una cultura e organizzazione industriale ancora vincente. Se vogliamo un’immagine che sintetizzi tutto ciò possiamo allargarci al design: noi vendiamo a Pechino e Shanghai le lampade Kartell e importiamo da loro lampadari da 4 euro. Poi ci sono autentiche sorprese come la pasta per produrre la carta che viene dal Centro Italia e interpreta esattamente le esigenze della domanda cinese. In virtù di storie come questa la Cina rappresenta per alcuni settori da sola anche il 15% dell’export e si tratta di posizioni che non dovrebbero cambiare a breve. «Italia e Cina importano dall’altro Paese esattamente gli stessi beni anche se di qualità/prezzo differenti — avverte Alberto Rossi del CeSif — e nel lungo periodo ciò rappresenta un pericolo. Che non esiste invece per la Germania che importa beni assai diversi dalle auto e dalla tecnologia che vende a Pechino».

Quando vince la Cina

Il secondo girone è quello dei settori dove abbiamo irrimediabilmente perso, come i prodotti in gomma e gli utensili/articoli da ferramenta e coltelleria. Importiamo un gran quantità di merci che poi troviamo nei grandi magazzini tipo Aumai, una catena di 37 store in tutta Italia a cui fa capo il grande centro di distribuzione di Agrate Brianza e che ha conquistato di recente anche piazzale Loreto a Milano. È vero che qualche Pmi, come la Sodifer di Rimini riesce ad esportare in Cina spugne, tovaglie e coltelli, si tratta però di casi isolati — una sorta di made in Italy democratico — mentre per le piccole aziende che vogliono difendere le loro residue quote di mercato, forse a questo punto si propone la mossa del cavallo. Entrare come fornitori degli store tipo Aumai e avere una distribuzione capillare per vendere ancora i loro prodotti in Italia. A un prezzo più caro delle merci cinesi ma pur sempre competitivo.

Quando la partita è aperta

Il terzo girone è quello dove ce la giochiamo ancora. Rossi indica cinque settori come prodotti elettronici, tubi, motori e trasformatori elettrici, strumenti ottici e fotografici e infine prodotti minerali. Import e export qui sono in altalena, cambiano di anno in anno ma mentre in Italia i prodotti cinesi soddisfano una domanda di fascia bassa, in Cina noi vendiamo prodotti più sofisticati (quasi tutta componentistica per l’industria meccanica). «Vuol dire che il nostro vantaggio competitivo non è del tutto eroso. Si tratta allora di replicare il modello dei distretti migliori, alzare il livello tecnologico e aggiornare il portafoglio prodotti. Se restiamo a guardare, nel giro di 5 anni perderemo anche in questo girone. I cinesi fermi non stanno». In definitiva oggi ci lamentiamo dell’invasione di merci low cost che però in base ai numeri sta rallentando (esempio: nel tessile i volumi in due anni sono calati del 20%) ma se le nostre Pmi restano con le mani in mano nel giro di qualche anni si troveranno a fronteggiare una concorrenza che questa volta sarà di fascia più alta. Anche perché i dirigenti di Pechino sembrano molto meno interessati di ieri a rimanere unicamente la fabbrica low cost del mondo.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA



ISTAT, CALA LA PRESSIONE FISCALE E CRESCE IL POTERE D'ACQUISTO DELLE FAMIGLIE

Posted on 9 January, 2017 at 9:45 Comments comments (61)

La pressione fiscale nel terzo trimestre del 2016 è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l'istat nell'ultimo Conto trimestrale. Inoltre, nello stesso periodo, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,3% (in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente) fa sapere l'Istat. In presenza di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1%.E ancora, per quanto riguarda i conti pubblici, nel terzo trimestre 2016 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 2,1% con un lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015.

FONTE: ITALIAOGGI




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